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La gig-economy sul banco degli imputati

by Milkman

I drivers della gig-economy di tutto il mondo manifestano il loro scontento. Che si tratti del trasporto di cibo, pacchi o persone, i ragazzi e le ragazze delle consegne sembrano decisi ad aggregarsi in forme più o meno organizzate di sindacalizzazione. Pretendono di essere considerati come impiegati e non “collaboratori”, vogliono salari migliori, preferibilmente legati al numero di ore di lavoro e non a quello delle consegne effettuate.

Le Startup, anche quelle valutate miliardi, cercano disperatamente di non concedergli lo status di impiegati. Sono disposte a pagare milioni, pur di mantenere la loro situazione contrattuale invariata. Queste aziende sanno bene che la loro unica possibilità di diventare profittevoli, senza aumentare drasticamente i costi per il consumatore (o passare da un modello on-demand a uno mixed-demand), dipende dalla sopravvivenza della gig-economy, o sharing-economy, o crowdsourced-economy che dir si voglia …

Le scuse addotte sono sempre le stesse: non si tratta di veri “lavori”, è qualcosa che si fa per guadagnare un piccolo extra; è un lavoretto per studenti; alla gente piace perché così mantiene il controllo sul proprio tempo; i fattorini delle pizzerie esistono da sempre e non si sono mai lamentati, etc. etc. Alcuni si trincerano dietro ad affermazioni surreali: “è per chi ama andare in bicicletta e facendolo guadagnare qualcosa”. Questa gemma di comunicazione è uscita dai piani alti di Foodora ed è tanto assurda da essersi guadagnata un violento sberleffo in prima serata televisiva, dalla voce di Luciana Littizzetto.

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Come scrive Peter Fleming sul Guardian: “Se sei un freelance tutti i costi normalmente pagati dall’azienda ricadranno su di te: training, uniformi, veicoli, per non parlare di ferie e malattie. Questo anche nel caso un freelance lavori di fatto esclusivamente per un’azienda”.

La disoccupazione, in Italia, è all’11%. Tra i giovani raggiunge un impressionante 39%. Gli imprenditori non possono non avere un’approfondita conoscenza della realtà sociale nella quale si muovono. Non è perciò credibile che essi ignorino il fatto che la gig-economy sia diventata, per forza di cose, un facile attracco per milioni di disoccupati o semi-occupati alla deriva. Ci sarà anche qualcuno alla ricerca di “qualche soldo extra” ma di certo non sarebbero abbastanza per permettere a giganti come Uber di funzionare in modo efficiente. Tutti gli altri sono mossi da bisogni più urgenti: mangiare e pagare affitto e bollette.

Ammettere come stanno le cose sarebbe già un buon inizio.

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Chi lavora per Startup come Deliveroo e Foodora è obbligato ad indossare una divisa, anche quando è fermo tra una consegna e l’altra. Questo significa fare pubblicità diretta all’azienda anche nei momenti in cui non è pagato. Questi driver macinano più chilometri del tradizionale fattorino della pizza, lo fanno con obblighi di tempo, sette giorni alla settimana, usando la propria bicicletta e il proprio telefono. Dovrebbero essere protetti dalle leggi sul minimo salario ma, lavorando per un algoritmo e non essendo assunti, raramente vedono i loro diritti rispettati.

Fino ad oggi soltanto Londra ha dimostrato la volontà di prendere in considerazione la loro posizione, obbligando le Startup a rispettare i minimi sindacali. Edward Troup, segretario del Tesoro, ha detto: “Non è legale escludere degli individui dalla sfera dei diritti lavorativi solo perché sono catalogati come freelance. La nostra missione è verificare l’effettiva situazione di queste forme di auto-impiego”. La House of Commons sta investigando Hermes, il corriere, proprio sulla base degli stipendi dei suoi driver “freelance”.

Ogni lavoro dovrebbe essere retribuito con uno stipendio dignitoso. È profondamente sbagliato imporre il progresso sulla pelle di chi non può dire “no” a un lavoro sottopagato. Questo ecosistema si muove più velocemente delle leggi che dovrebbero normalizzarlo. In attesa che la situazioni si stabilizzi ricordiamoci che se una rivoluzione è costruita su una bugia il suo destino è quello di esplodere come una bolla di sapone.

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#gig-economy, #crowdsourced, #Our Vision

    
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