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Taking Stock: "Uno spettro infesta la High Street"

by Sean Fleming

Qui nel Regno Unito la pandemia sta colpendo duramente la salute del commercio al dettaglio. Non tutte le notizie sono brutte, né sono tutte buone. Si sono verificate alcune interessanti differenze nelle fortune delle attività commerciali britanniche da quando il Covid-19 ha rovesciato il mondo come un calzino.

Alcune aziende molto affermate sono andate letteralmente a schiantarsi contro un muro. Laura Ashley, uno dei fashion retailer più tipicamente britannici, è entrato in amministrazione controllata. Più della metà dei suoi 155 negozi sono chiusi e quasi 300 posti di lavoro andranno persi. Il rimanente resterà in bilico mentre gli amministratori cercano di salvare il salvabile. Anche la catena di grandi magazzini Debenhams si è appellata agli amministratori, insieme a due grandi nomi della High Street: Oasis e Warehouse.

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Il gioco delle colpe

Non bisogna guardare lontano per trovare chi dà la colpa di queste chiusure esclusivamente al coronavirus. Ma io non sono certo di quanto utili o accurate siano tali conclusioni.

Le persone stanno perdendo il lavoro e questa è indubbiamente una tragedia. Tuttavia è probabile che se le aziende non avessero avuto un background di preesistenti problemi finanziari, alcune di loro sarebbero state in grado di resistere alla crisi.

Da uno studio Capgemini sulle vendite al dettaglio durante la quarantena nel Regno Unito è emerso che i rivenditori che di solito capitalizzano principalmente attraverso i negozi hanno visto le vendite online impennare del 68%. Nel frattempo i rivenditori online-only hanno registrato un modesto aumento del 4%.

Questa differenza è sorprendente: se non riesci ad arrivare fisicamente in un negozio ma puoi trovarne la versione online continuerai ad acquistare dal tuo Brand preferito. Soprattutto se la sua logistica funziona bene.

Con l’aumento dei volumi di consegne molte reti oggi funzionano a velocità ridotta. Perfino Amazon ha avvertito i clienti che le consegne Prime potrebbero arrivare più tardi del solito. I Brand i cui negozi hanno anche l’opzione click & collect si sono quindi trovati improvvisamente in una posizione di forza. Ad esempio John Lewis: i suoi grandi magazzini sono chiusi, ma i suoi supermercati Waitrose no, perché da anni operano con successo come destinazioni alternative di consegna.

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Una dura realtà

Più di 16.000 persone nel Regno Unito sono morte per l'infezione da Covid-19. Oltre 23.000 in Italia e 160.000 in tutto il mondo. Secondo l'Ufficio per le statistiche nazionali, il 91% delle vittime del Regno Unito presentava almeno una condizione medica preesistente. Il numero medio di malattie preesistenti di coloro che sono morti è 2.7. C'è un'importante distinzione da fare tra chi muore a causa di Covid-19 e chi muore d’altro ma è positivo al virus.

Spero che mi scuserete un paragone con le chiusure del commercio al dettaglio. Nell'agosto dello scorso anno Laura Ashley ha registrato una perdita record di circa €16 milioni. Le vendite di prodotti per l’home living sono diminuite di quasi il 14%, i mobili del 9%. Il Center for Retail Research afferma che Laura Ashley è in difficoltà da oltre 20 anni. Era ovvio che la chiusura dei suoi negozi a causa del blocco avrebbe creato grossi problemi. Ma si è trattato, diciamo, solo della proverbiale goccia che fa traboccare il vaso.

Incolpare il virus per il fallimento di un grande Brand (non stiamo parlando delle PMI) evoca subito la scusa: “non c’era niente da fare…”. Questo genere di fatalismo va a scapito del buon senso, impedendoci di imparare qualcosa di nuova dalla gestione di una situazione emergenziale. Alcuni rivenditori sono stati spinti oltre il limite. Alcuni godono di un aumento del 68% delle vendite online. Non ci vuole un genio per capire quali sono alcune delle differenze strutturali tra queste due categorie. Il fallimento, si dice, è un insegnante migliore del successo. Ciò, però, è vero solo se sei disposto a imparare.

 

#Taking Stock

    
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