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Taking Stock: "La parola del 2019 non è Amazon"

by Sean Fleming

Banche d’investimento. Che le si ami o le si odi non si può negare che rappresentino un ingranaggio importante del motore dell’economia.

Prendono decisioni che possono decidere il fato di startup, fondi-pensione e dei super-bonus intascati dai banchieri. Non tutte le decisioni hanno esiti felici. Investire è un gioco d’azzardo: dove sono possibili grandi premi ci sono in agguato altrettanto grandi delusioni. Prendere suddette decisioni sulla base dei migliori dati e analisi a disposizione è pertanto fondamentale. È anche la ragione per cui questa banche incorporano nutriti team di analisti.

Tra queste figura Morgan Stanley. I suoi analisti, lavorando su nove anni di dati raccolti dal mercato delle consegne a domicilio negli USA, sono arrivati a questa conclusione: Amazon consegnerà presto più pacchi di FedEx e forse anche di UPS.

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Numeri – Grossi numeri

Nel 2019 Amazon ha già raggiunto l’obiettivo di consegnare più della metà delle sue spedizioni nazionali.

Secondo Morgan Stanley per il 2022 Amazon Logistics sposterà 6.5 miliardi di pacchi all’anno. Quasi il doppio di quelli previsti per FedEx, che sono 3.5 miliardi e più di quelli calcolati per UPS, fermi a 5 miliardi.

Concedetemi di mettere in prospettiva questi numeri. Se iniziaste adesso a contare, ad una velocità normale, arriverete a un milione tra otto giorni. Per arrivare a un miliardo ci vorrebbero più di trent’anni. Nel caso foste curiosi: per arrivare a un trilione ci vorrebbero 30.000 anni. Dubito che siate interessati, per il semplice fatto che non ha senso farlo.

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Parole – parole importanti

Un concetto più sensato è invece quello di “parola dell’anno”. Nel caso non lo conosciate si tratta di una lista, stilata dai maggiori dizionari in lingua inglese, delle parole più importanti dell’anno. Ognuno dichiara la sua, quindi ogni anno si hanno diversi vincitori.

Per il 2019, stranamente, si è registrato consenso su: climate strike e emergenza climatica.

Si tratta, ovviamente, dell’effetto Greta. Nonostante tutte le critiche che ha raccolto dubito che qualcuno, nell’ultima generazione, abbia fatto quanto lei per diffondere una sensibilità così importante. La maggior parte delle critiche sono state infantili e pieni di rabbia, arrivando da persone che dovremmo proprio smettere di ascoltare.

Per tornare all’argomento consegne: non sono sicuro di come (e penso davvero che ognuno di noi abbia parte attiva in questo problema) si possa mediare la necessità di ricevere quantità enormi di pacchi con quella di smettere di trattare il clima come una cosa che non ci riguarda. Tre la due cose c’è una tensione palpabile. Quei miliardi di pacchi avranno, potenzialmente, una ragguardevole impronta ecologica. A meno che non si faccia qualcosa al riguardo. Noi.

Che cosa? Temo di non saperlo. Non sono un analista strapagato al soldo di una banca, quindi non mi vergogno troppo della mia ignoranza.

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Azioni – risultati desiderati

Quello che so è che non è realistico pensare che il mondo dei pacchi, dell’e-commerce e delle consegne rallenti. E che è irresponsabile mandare in giro flotte di furgoni semi-vuoti per consegnare tra A e B, passando da J, D e R.

Come consumatori dobbiamo iniziare a prendere in considerazione le opzioni di consegna che ci vengono offerte e prendere decisioni che sposino la nostra comodità coi vantaggi per l’ambiente. Le aziende devono iniziare ad offrire opzioni “green” e informare la gente della loro esistenza.

Forse, se avessimo a disposizione queste opzioni, alcuni tra noi sceglierebbero metodi di consegna a basso impatto. Forse tali opzioni ne chiamerebbero altre. Dopotutto ci è voluto un solo retailer che offrisse le consegne next-day per farle diventare un must-have per tutti. A volta basta una sola persona coraggiosa per varare un movimento.

#Taking Stock

    
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