Milkman Consegne a Domicilio
ARCHIVIO NEWSLETTER IT EN

Taking Stock: "Il conto alla rovescia"

by Sean Fleming

brexit-image


Di recente ho cercato di non pensare troppo alla Brexit. Siamo arrivati, però, a metà ottobre e, tra poco più di due settimane, il Regno Unito, salvo colpi di scena, uscirà dall'Unione Europea. Ad oggi nessuno sa se sarà trovato un accordo che governi le future relazioni tra la Gran Bretagna e il suo più importante partner commerciale.

Theresa May, il nostro penultimo Primo Ministro, un giorno disse: “Un’uscita senza accordi è meglio di un’uscita con pessimi accordi”.

L’ex segretario per il commercio internazionale affermò, invece: “L’accordo di free trade che faremo con l’Unione Europea dovrebbe essere uno dei più semplici nella storia dell’umanità”.

Sembra che questi individui non abbiano la minima idea di quello che fanno.

Siamo già arrivati sulla soglia, in passato: il cordone doveva essere tagliato il 29 marzo, poi ci fu un mezzo tentativo di andarsene prima del 30 giugno. Nemmeno quello è andato in porto e la Gran Bretagna ha dovuto partecipare alle elezioni europee.

Questa volta, però, i presupposti sono diversi. Le possibilità di annullare la Brexit, nonostante le proteste, non sono mai state realistiche. L’attuale governo è ideologicamente più pro-Brexit di tutti i precedenti. Il Primo Ministro, Alexander Boris de Pfeffel Johnson, è determinato a traghettare la Gran Bretagna fuori dall’Europa.

brexit-news-boris-johnson-cos-e-significato-conseguenze-uscita-31-ottobre-2019


“Non ho mai promesso che fosse un successo”

Chi l’ha detto? Sembra che sia stato Nigel Farage. Strana cosa da dichiarare per chi è stato l’uomo di punta della Brexit. Ci s’immagina che andarsene dall’Europa, nella testa di Farage, dia buoni risultati. Magari non buonissimi. Buonini? Forse …

Coloro che si sono opposti all’idea di Brexit sono stati bollati come pessimisti e gli è stato detto di avere “fede”. Io sono un ottimista. Credo fermamente ci siano ottime possibilità perché tutto vada peggio di come ce lo immaginiamo.

Sono anche ben conscio di come la Gran Bretagna sia già stata in grado di superare periodi molto bui. Per far capire come la nostra nazione possegga la forza per sopravvivere alla Brexit sento spesso dire: “abbiamo tenuto testa al Terzo Reich”. Non sono sicuro di averlo sentito dire da qualcuno che all’epoca fossa già nato, ma non stiamo a cercare il pelo nell’uovo. Il punto è che sopravviveremo.

Dovrebbe essere confortante sapere che terremo duro, anche se il paragone con la massima tragedia del ventesimo secolo non è particolarmente rassicurante.

Arrivano i guai

Calais-1061762


Il governo britannico sta attualmente conducendo una campagna di informazione per dire alla gente come prepararsi per la Brexit. Alcuni avvisi:

• In Europa potrebbero essere addebitate le spese per l'assistenza medica se non si ha la copertura sanitaria con l'assicurazione di viaggio.

• Potrebbe non essere possibile viaggiare se non si rinnova in tempo il passaporto.

• Potrebbe non essere consentito l'ingresso all'UE se non è possibile soddisfare le norme sull'immigrazione.

• Potrebbe essere addebitato un costo per l'utilizzo di un dispositivo mobile nell'UE se l'operatore ha reintrodotto le tariffe di roaming.

• Prendi in considerazione di fare code più lunghe alla frontiera o potresti perdere il volo, treno o traghetto.

In quattro dei cinque punti la parola “potrebbe” vale come abbreviazione di: “nemmeno il governo ha la minima idea di quello che sta succedendo. Buona fortuna!”. L’ultima, più semplicemente, ti dice che se l’aereo decolla e tu non ci sei sopra … l’hai perso.

Ci saranno problemi. È inevitabile. Ci saranno lunghe code di auto e camion alle dogane, in entrata e in uscita. Ci sarà scarsità di alcuni cibi e bevande e anche di alcune medicine. Nessuno sa per quanto: giorni? Settimane? Mesi? Impossibile saperlo e implausibile sostenere che ciò non avverrà.

Secondo il Consorzio per il Retail Britannico le incertezze riguardanti la Brexit hanno contribuito a un rallentamento della spesa. Helen Dickinson, CEO del British Retail Consortium, parlando delle vendite retail di Agosto e Settembre, ha chiarito: “dopo quattro mesi di negativo a partire da Marzo lo stallo politico attorno alla Brexit sta danneggiando sia i consumatori che i venditori. Ci serve chiarezza su quali saranno le future relazioni commerciali coi nostri vicini ed è di vitale importanza che la Gran Bretagna non lasci la EU senza un accordo.”

Questi problemi andranno oltre le bianche scogliere di Dover. Il 10% del PIL irlandese è a rischio di essere influenzato avversamente dalla Brexit. L’Irlanda è il nostro vicino più intimo, l’unico con cui condividiamo un confine. Non sempre siamo stati in buoni rapporti ed è naturale che guardino con preoccupazione alla Brexit.

Altri PIL esposti alla Brexit: Germania 5%, Olanda 4.39%, Belgio 3.5%, Francia 2.1%, Italia 0.55%. Per mettere le cose in prospettiva: l’agricoltura, in Gran Bretagna, rappresenta il 0.59% del PIL.

brexit-impact-on-european-union-promo-1549480534909-facebookJumbo-v5

Comunque vada, prima o poi, le cose torneranno alla normalità. Mi preoccupo di ciò che avremo perso, come nazione, nel frattempo e spero che i nostri amici e vicini europei non avranno perso fede in noi.

#brexit, #Taking Stock

    
COMMENTI