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Taking Stock: Cala il sipario sulla gig-economy?

by Sean Fleming

La California, tra la metà e la fine degli anni '60, era un focolaio di tensioni sociali, proteste per i diritti civili e slanci pacifisti. Divenne la pietra di paragone per una generazione che voleva cambiare. E così è tornata ad essere oggi. Questa volta è toccato ai legislatori statali promulgare la legge che ha aperto la strada alla regolarizzazione dei lavoratori della gig-economy, per ottenere ferie e indennità di malattia, diritti già concessi ai dipendenti contrattualizzati.

La nuova legge è nota come Assembly Bill 5 (abbreviato AB5) e, in sostanza, introduce un po’ di chiarezza su chi sarà costretto a considerare i suoi collaboratori come veri e propri impiegati.

  • L’attività del lavoratore è controllata dall'azienda?
  • Il lavoro che svolge è collegato all’attività principale dell'azienda?
  • Il lavoratore ha una propria attività indipendente che opera nello stesso settore industriale?

Se la risposta è “no” a tutte e tre le domande allora il lavoratore potrà essere considerato un “contractor” e dirà addio all’assegno di disoccupazione, ai sussidi sanitari, al congedo parentale retribuito, retribuzione per gli straordinari, ferie e salario minimo garantito (attualmente $ 12 l'ora in California).

Questa non è una bella notizia per le aziende che si affidano alla gig-economy.

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Al volante della polemica

Prendiamo come esempio Uber, la tech company che non si considera una società di taxi ma solo una App.

Secondo Tony West, responsabile legale di Uber: "La AB5 non riclassifica automaticamente i conducenti di ride-sharing da appaltatori indipendenti a dipendenti. La AB5, inoltre, non offre vantaggi ai conducenti, né gli offre il ​​diritto di organizzarsi, ovvero far parte di un sindacato per stipulare accordi di contrattazione collettiva”.

Ma non è tutto: "In effetti", continua, "il disegno di legge, al momento, non dice propria nulla sui conducenti di ride-sharing".

Frena il tuo cinismo, gentile lettore, perché purtroppo West non ha torto. La legge menziona i driver, ma in altri contesti. Se è per questo parla anche di pescatori, al maschile, senza menzionare le donne impiegate nello stesso settore. Vai a capire gli americani ….

Se vuoi leggere la AB5 per intero la trovi qui. Sono 7000 parole. Uomo avvistato, mezzo salvato.

La California Labour Federation, composta da oltre 1.200 sindacati, in rappresentanza di 2.1 milioni di persone, ha dichiarato: "I conducenti rideshare e tutti i lavoratori della gig-economy vogliono gli stessi diritti dei dipendenti: un salario di sussistenza, protezione se licenziati o feriti, assicurazione sanitaria e pensionamento. "

Il gruppo ha indicato un recente sondaggio Ispos secondo cui l'87% dei conducenti desidera questo tipo di protezioni. Certo che le vogliono. Chi non le vorrebbe? Il 13%, a quanto pare.

Più vicino a casa

All'inizio di quest'anno, il Parlamento Europeo ha emanato una legislazione analoga, che riguarda il risarcimento per la cancellazione all'ultimo minuto di un lavoro, il divieto di accordi di esclusività e il divieto di far pagare ai lavoratori la formazione obbligatoria.

L'anno scorso, nel Regno Unito, la compagnia di taxi Addison Lee ha perso una causa contro uno dei più grandi sindacati britannici che sosteneva che i conducenti dell’azienda dovessero essere considerati dipendenti. Addison Lee ha successivamente perso anche il diritto di presentare ricorso contro tale decisione.

Per proteggersi dalle cause, Hermes ha creato una nuova categoria occupazionale: i lavoratori autonomi Plus, includerà coloro che otterranno un salario minimo e ferie retribuite in cambio di una perdita di flessibilità.

Stiamo assistendo all'inizio della fine della gig-economy? Probabilmente no.

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Moderazione, prima di tutto

L'equilibrio è importante in tutte le cose. Quando le grandi aziende, che generano ricavi per miliardi di dollari, usano dei tecnicismi per pagare il meno possibile i lavoratori, è chiaro che l’equilibrio viene a mancare. Perfino Adam Smith, il padre dell'economia moderna, avrebbe avuto da ridire su tale pratica ...

A meno che tu non viva come gli accoliti di Ted Kaczynski o di altri eremiti anti-tecnologia (nel qual caso, perché stai leggendo questo articolo?) è molto probabile che tu abbia bisogno di un lavoro per vivere. Hai bisogno di quel lavoro per arrivare a fine mese, sperando che avanzi qualcosa. Ne hai bisogno per tenere i lupi fuori dalla porta e i sogni della pensione al caldo davanti al focolare.

Se il capitalismo arriva al punto in cui i lavoratori non guadagnano abbastanza per comprare ciò che viene venduto, significa che qualcosa è andato veramente storto. E se così ancora non fosse, meglio prendere i popcorn e mettersi comodo: le cose stanno per farsi molto interessanti.

Quindi: il tempo della gig-economy è scaduto? Ne dubito. Ma è ora di accettare che la musica è cambiata.

#Taking Stock

    
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