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Taking Stock #13: il Retail contro l'apocalisse zombi

by Sean Fleming

Nonostante il 2018 abbia solo cinque mesi sembra già destinato a diventare l’annus terribilis del Retail britannico, specialmente per i negozi fisici.

Il più recente, tra i grandi nomi finiti davanti al plotone d’esecuzione delle previsioni disastrose, è quello di House of Fraser. Una catena forte di 50 punti vendita in Gran Bretagna, con presenza anche in Irlanda, aperta fin dal lontano 1849. All'epoca la Regina Vittoria aveva solo trent'anni, la corsa all'oro in California era agli albori e l’Italia era un calderone di conflitti rivoluzionari. Ora KPMG sta tracciando piani per salvare il salvabile. Spero sinceramente che si rivelino un successo.

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Altri Retailer britannici sotto pressione sono Mothercare e Debenham. Maplin e Toys R Us se ne sono andati e molti altri sono sommersi dai debiti e impegnati a ristrutturarsi per comprare tempo.

Quando un’icona del commercio finisce nei guai l’attenzione si concentra inevitabilmente su un problema le cui ripercussioni peggiorano di anno in anno. Un problema che ha fatto vittime anche negli Stati Uniti e in Europa. Ovvero: a cosa servono tutti questi negozi?

Questo perché, siamo sinceri, qualsiasi sia la loro funzione credo che vendere sia tra le ultime preoccupazioni.

Come ben sappiamo tutto il mondo se ne sta comodo a casa comprando su Amazon. Le gente va nei negozi per alter ragioni. Più che altro, secondo me, per usare il bagno. Non ha dati a supporto della mia ipotesi.

A quanto pare il futuro del Retail, posto che ce ne sia uno, è tutto basato “sull'esperienza”. Per anni ho pensato che IKEA fosse l’esempio ideale su dove ci porterà il futuro. Ci vai, mangi qualche polpetta, ti siedi o ti corichi sui divani e tre ore dopo ne emergi con sei bicchieri e dei cuscini che neanche sapevi di volere. E ci torni, ancora e ancora, finché non compri poltrone, tende e un tappeto, tutti a tono coi cuscini, naturalmente.

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Certo, non possiamo trasformare ogni negozio sfitto in un gigante dell’arredo svedese. Sarebbe assurdo.

In Inghilterra, ad esempio, i vecchi negozi stanno diventando palestre. Ce ne sono due a pochi passi da dove vivo. Negozi e centri commerciali stanno lavorando duramente per creare delle esperienze che spingano i clienti ad entrare. Ci sono angoli per mangiare o bere, dimostrazioni di cucina, degustazioni di vino e dolcetti. Ci sono addirittura finte pareti per le scalate. Se tutto ciò vi ricorda una specie di parco giochi per eterni bambini non siete troppo lontani dalla verità.

Alcuni proprietari di immobili commerciali hanno deciso invece di cambiare settore e li hanno trasformati in case ed appartamenti. Dopotutto avremo sempre bisogno di un rifugio in cui sedere sulla nostra poltrona Ikea e ordinare da Amazon, no?

Uno delle idee di riutilizzo che più mi hanno colpito la dobbiamo a un’azienda chiamata Zed, che organizza esperienze di “apocalisse zombi” dentro a centri commerciali falliti. La gente paga €130 per correre nella penombra, sparando a comparse truccate da non-morti.

http://www.bbc.co.uk/news/business-42403022

Suona divertente, speriamo colo che non si riveli una metafora di quello che ci aspetta.


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