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Taking Stock: Con la gig-economy c'è poco da ridere

by Sean Fleming

(N.d.t.: il titolo originale è un gioco di parole. "Not so many giggles with the gig-economy", dove "giggles", ovvero "risate", si affianca a "gig", slang per "lavoretto")

Non ricordo quando ho sentito nominare per la prima volta la "gig-economy". Probabilmente non l'ho neanche sentito, ma letto. Quello che ricordo, invece, è la mia reazione: ignoravo il significato dell'espressione. 

Avendo passato buona parte dei miei vent'anni cercando di sopravvivere come musicista, mi chiesi se la gig-economy avesse a che fare con concerti, ingegneri del suono e teatri (N.d.t.: "gig", inglese, significa anche "concerto"). Povero me ... 

Salta fuori che si tratta solo di un altro nome per dire sharing-economy. E devo ammettere, caro lettore, che nemmeno di questa sapevo granché, la prima volta che me la nominarono. 

Condividere (to share) è come avere a cuore qualcosa, vero? Dopotutto insegniamo ai bambini a condividere i loro giochi con gli altri. Condividere è una cosa positiva. Una cosa buona. Quindi chiamare qualcosa "sharing-economy" le attribuisce una connotazione positiva. 

Lo stesso vale per "gig-economy". I "gigs" sono divertenti. La gente non vede l'ora di andarci. Se sei uno di quelli che suonano diventi subito il più figo della scuola. Vero o vero? 

"Cosa c'è in un nome?": si chiedeva Shakespeare tramite il personaggio di Giulietta. "Ciò che chiamiamo rosa anche con un altro nome conserva sempre il suo profumo". 

La realtà della gig-economy, però, non solo non è eccitante: non contiene nemmeno quel "prendersi cura" evocato dalla sharing economy. L'esplosione dei servizi on-demand a cui abbiamo assistito negli ultimi anni ha portato a una seconda esplosione: quelle del numero di persone che lavorano al loro servizio. 

Tante sono le storie di driver delle consegne costretti a lavorare più di 12 ore al giorno per esaurire la loro quota di pacchi. Girano storie anche sulle penali che devono pagare - in certi casi essere multati per un valore superiore a quello della consegna, solo per essere arrivati in anticipo rispetto a una fascia oraria. E ci sono anche storie di driver costretti a urinare in bottiglie di plastica perché non hanno il tempo per prendersi una pausa. 

Non so a voi ma a me tutto ciò non suona molto eccitante o divertente.  

E, come sempre, c'è di peggio. 

Lo scorso Gennaio un driver di DPD, Don Lane, è morto a 53 anni, subito dopo Natale. La causa? Non aveva avuto il tempo di farsi medicare per complicazioni da diabete. Sua moglie, Ruth, ha detto al Guardian che si rifiutava di prendere pause dal lavoro. "C'era la minaccia costante di una penale. Doveva consegnare su una scaletta strettissima e la pressione era enorme. Ha messo l'azienda davanti alla salute". 

Più lontano di così, dalla promessa di un lavoro divertente e flessibile, non si può andare.

In Gran Bretagna, dove vivo, la pressione per regolamentare la gig-economy sta aumentando. Deliveroo ha più d'un contenzioso aperto con la Workers Union of Great Britain ed ha fatto ricorso contro una sentenza del Central Arbitration Committee che voleva trasformare i suoi driver da freelance a impiegati. La Corte Suprema, nel frattempo, sta decidendo se un idraulico considerato dalla sua azienda "self-employed" lo sia veramente o se, al contrario, abbia accesso ai diritti garantiti agli assunti. 

La flessibilità deve essere una strada a due sensi. Se tutti i benefici sono goduti dall'azienda e tutte le pressioni sono subite dal lavoratore significa che c'è qualcosa che non va. Lo stesso varrebbe se succedesse il contrario. Ci vuole un equilibrio più equo. Non perché lo voglia un qualche astratto ideale di giustizia ma perché il settore delle consegne lo merita. 

Un settore nel quale alcune aziende sono in grado di operare solo perché auto-sollevatesi dagli obblighi che gravano sulle più anziane concorrenti non è sostenibile. E se il tuo business è costruito su una mancanza di equilibrio non stupirti se un giorno crollerà. 

Uno scenario nel quale tutti i partecipanti pagano le giuste tasse e tutti i lavoratori hanno i diritti che meritano non può che prosperare, creando prodotti migliori, idee più creative ed un'esecuzione più professionale. Ciò non accade quando si trovano delle scorciatoie, togliendo valore a tutto: al business, agli shopper, allo staff e agli investitori. 

 

#gig-economy, #Our Vision, #Taking Stock

    
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