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Retail e eCommerce: il futuro non sarà "solitario"

by Milkman

Un affascinante articolo apparso su Bloomberg, firmato da Justin Bachman e intitolato “The Lonely Future of Buying Stuff”, immagina il viaggio solitario di un paio di scarpe da ginnastica dalla fabbrica in cui sono realizzate fino alle mani di una shopper online, nell’anno 2036.

Lungo tutta la catena produttiva e logistica le scarpe non incontrano esseri umani, solo robot. La shopper è la prima creatura vivente alla quale è concesso vederle e toccarle. Il pezzo si legge come un racconto fantascientifico, non fosse per gli incisi che spiegano al lettore l’imminente realtà nascosta dietro la patina di finzione. Dall’automatizzazione delle fabbriche a quella delle gigantesche navi cargo che solcano gli oceani; dalla robotica applicata allo scarico e stoccaggio delle merci, ai camion a guida autonoma; fino alla conclusione, con l’onnipresente drone che vola sulla soglia di casa e deposita il pacco.

È un futuro “solitario”, come dice il titolo, ma per il prodotto, non per lo shopper, il quale, acquistando online rapidamente e senza frizione, si presuppone abbia più tempo da dedicare alla vita sociale, al di fuori delle interazioni spesso “meccaniche” che si hanno all’interno di negozi o centri commerciali. Ovviamente lo scenario immaginato sottintende la sparizione o la drastica riduzione del Retail fisico, la cosiddetta “Retail Apocalypse”.

Il concetto dell’Apocalisse del Retail, in realtà, è già stato sorpassato da una visione meno sinistra. Gli esperti del settore concordano nel dire che il Retail fisico sopravviverà grazie a una serie di radicali cambiamenti: in particolare attraverso la diminuzione degli spazi fisici accoppiata a una loro revisione in chiave esperienziale. Si andrà nei negozi per essere stupiti, sposando consumismo a intrattenimento.

A livello psicologico è bene non sottovalutare la funzione sociale del negozio: non tutti hanno sempre ragioni migliori per uscire di casa e vivere qualche ora in mezzo ai propri simili. Sarebbe superficiale credere che, riappropriandosi del tempo una volta dedicato allo shopping fisico, gli esseri umani siano in grado di reinvestirlo costantemente in attività più “alte” o meno “stressanti” (per la maggioranza, tra l’altro, lo shopping, anche quello al centro commerciale, non è uno stress ma un calmante). Un po’ come credere ciecamente ai troppo ottimisti sostenitori della rivoluzione robotica, quando ci raccontano che le macchine prenderanno i lavori ripetitivi e disumani, aprendo le porte a lavori più creativi. In America ci sono quattro milioni di cassieri: trovare un lavoro stimolante per tutti, dopo che Amazon Go avrà estinto la loro posizione, sarà una bella impresa.

In un paesaggio equamente diviso tra la convenienza dell’online e la necessità sociale dell’offline, l’unica costante, valida per entrambi i fronti, sarà la crescente importanza dei servizi a valore aggiunto. Tra questi la logistica dell’ultimo miglio sembra proiettata prepotentemente verso il podio: chi compra online vuole ricevere a casa mantenendo il controllo per tutto il tragitto (decidere quando, dove, poter cambiare idea, indirizzo, cancellare e riprogrammare, sapere sempre dove si trova il proprio pacco, etc.), oppure ritirare in negozio il giorno stesso (click and collect). Chi compra in negozio, invece, è sempre più propenso ad evitare il trasporto di numerosi sacchetti da una location all’altra (esistono già startup che si occupano di raccoglierli e portarli a casa nel giro di un’ora). Per non parlare dell’universo celato che permette ad eCommerce e negozi di avere la disponibilità dei prodotti giusti al momento giusto.

Quello della logistica, per chi è in grado di traghettarla verso un futuro di estrema efficienza, mutandola da medium “freddo” a servizio “caldo”, è il tavolo più eccitante a quel grande gioco d’azzardo che è l’eCommerce.

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