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L'e-commerce dopo COVID-19

by Milkman

Gli operatori della logistica, insieme alle forze dell’ordine ed ai medici, sono gli unici cittadini liberi di muoversi senza un’autocertificazione. Non parliamo solo di chi muove materiali da azienda ad azienda, naturalmente, ma anche di coloro che consegnano nelle case degli italiani.

Nella guerra al coronavirus i corrieri, tanto vituperati in tempo di “pace”, sono diventati anche loro degli eroi: in prima linea ogni giorno, armati, quando è possibile, di guanti e mascherina, continuano a garantire un servizio diventato essenziale. Con i negozi chiusi e la paura di andare al supermercato, l’e-commerce si è trasformato da capriccio in necessità.

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I prodotti di largo consumo venduti online nella prima settimana di marzo hanno registrato un’impennata del +82,3% rispetto al 2019 (dato Nielsen), con attese anche superiori ai dieci giorni per ricevere la spesa. Un comparto la cui penetrazione fino a pochi giorni fa rappresentava solo lo 0,8% del totale (dato Politecnico di Milano), ora si trova in prima linea: inevitabile che volumi del genere mandassero in tilt i calendari. La stessa Amazon, che vanta una flotta immensamente più capillare e numericamente superiore, accusa la pressione.

Come ha dichiarato Stefano Scapin, Chief Revenue Officer di Milkman, a Business Insider: “L’impennata degli ordini va gestita con un’attenta pianificazione, mentre l’alimentare è in una fase che definirei ancora sperimentale. Non c’è una filiera consolidata in un momento in cui, invece, si sta attivando una domanda di beni primari che non ha precedenti”.

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Ma quali sono i generi “essenziali”? La risposta non è semplice come potrebbe sembrare. Tutto ciò che dia la forza per superare questo momento è “essenziale”: per ogni persona in meno che esce c’è un potenziale contagiato in meno.  

In questo scenario tutte le limitazioni della mentalità “vecchia” con cui molte aziende italiane hanno affrontato l’avvento dell’e-commerce diventano ancora più limitanti. Un’esperienza utente che permetta di avere chiari costi e tempistiche della spedizione già in fase di acquisto è fondamentale, così come il valore aggiunto delle consegne same-day e programmabili in fasce orarie altamente personalizzabili. Elementi che permettono al consumatore di replicare senza frizioni l’esperienza che avrebbe in negozio e che possono abbattere le resistenze poste da ansia e incertezza. O semplicemente da nuove abitudini ed esigenze di vita e lavoro che fino a un paio di settimane fa pensavamo relegate solo a certi film distopici.


Con le ricerche dei termini "spesa a casa" e "consegna a domicilio" negli ultimi 7 giorni su Google aumentate del 400%, gli italiani (fonte Google)  stanno lanciando un chiaro messaggio: dateci i mezzi per stare a casa. Sappiamo tutti che lo Stivale è arretrato rispetto al resto d’Europa per quanto riguarda la penetrazione dell’e-commerce sul retail e certo non si vuole evangelizzare una digitalizzazione che distrugga il nostro patrimonio di botteghe e retail fisico. Ci si augura, però, che i futuri investimenti prendano in considerazione le necessità di una realtà globalizzata e come tale aperta a velocissimi e talvolta imprevedibili cambiamenti delle necessità. Appare fin troppo chiaro in questa drammatica situazione come la maggior parte delle aziende si sia fatta trovare impreparata: reti logistiche insufficienti, siti che non reggono impennate di traffico, tecnologie di pianificazione limitate, servizi di consegna antiquati. Da questo bisogna ripartire per costruire.

Quello che è ora auspicabile è che il momento di ripensare alle proprie strategie di vendita online e di integrazione multicanale non venga ulteriormente procrastinato, per risolvere l’attuale, difficile, contingenza ma ancora di più per porre solide e durature basi per il futuro: investire e cambiare oggi è quanto mai urgente per ripartire domani. 

Terminata questa fase di emergenza è altamente probabile che il mondo in cui vivremo domani non sarà lo stesso che abbiamo lasciato prima dell’esplosione di questa inaspettata pandemia: la penetrazione dell’e-commerce sul totale del Retail, storicamente più bassa in Italia che nel resto d’Europa, si vedrà proiettata all’improvviso in una nuova era. Un’era nella quale sarà necessario avere la possibilità di gestire picchi di volumi senza percepirli come anomalie o emergenze. Le aziende dovranno accelerare la loro digitalizzazione e farsi trovare quanto mai pronte, pena un’irrimediabile distonia tra domanda e offerta. 

L’unica strategia per accontentare tali fluttuazioni e farsi trovare sempre pronti è quella che vede l’intero paradigma del commercio ruotare sul proprio asse, mettendo al centro la libertà del consumatore e coprendo, dietro a un paravento tecnologico ed informatico, le necessità del venditore e della supply-chain, a partire dall’ultimo miglio. Non ci saranno più differenze tra online e offline ma esisterà un’unica offerta in grado di spostarsi da un canale all’altro senza sofferenza né soluzione di continuità. 

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#eCommerce, #coronavirus

    
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