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Drone per le consegne precipita sfiorando dei bambini: il dubbio sulle consegne volanti.

by Milkman

Un drone per le consegne, operato da Matternet per conto di Swiss Post, è precipitato a pochi passi da un gruppo di bambini. Il fatto è accaduto lo scorso maggio in Svizzera, arrivando all’attenzione mondiale solo pochi giorni fa. Il drone, del peso di 12 kg, è caduto da un’altezza imprecisata, si specula tra i 60 ed i 100 metri. Un impatto quasi certamente mortale per chiunque si fosse trovato in traiettoria. Non è il primo incidente: a gennaio un’avaria si era risolta con l’apertura del paracadute di emergenza, seguita da un “soft landing”, un atterraggio gentile. A maggio le corde del paracadute sono state tagliate, non si sa se dai rotori o da altra componentistica, con successivo “hard landing”. Matternet e Swiss Post hanno immediatamente sospeso il test, in attesa di verifiche.

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Il fatto potrebbe sembrare triviale ma arriva in un momento chiave per il futuro delle consegne via drone. Wing (di proprietà Google) ha recentemente ottenuto la prima licenza commerciale di volo con drone concessa dalla FAA americana. UPS ha fatto domanda pochi giorni dopo. Amazon ha presentato un nuovo modello di drone. DHL sta già consegnando in Cina.

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È andato tutto bene finché i test si sono tenuti in aree scarsamente popolate, spesso nel Terzo Mondo e con scopi umanitari. Matternet è nata proprio così: consegnava medicinali urgenti a villaggi e ospedali difficilmente raggiungibili su strada, in Africa. Ora il target sono le fasce periferiche delle città, col chiaro obiettivo di arrivare, prima o poi, a volare sopra le uniche zone che giustificherebbero economicamente il lancio di questa tecnologia: quelle più densamente popolate. I droni sono costosi da produrre e testare ma economici da mantenere, molto più di un furgone e del suo pilota.

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Gli ostacoli da superare, però, sembrano troppi: non solo il rischio di caduta ma anche l’accessibilità dei destinatari, il coordinamento in volo tra droni di diversi corrieri, le prestazioni con condizioni atmosferiche avverse e l’autonomia, solo per citarne alcuni. Lo scenario più realistico, sul lungo termine, sembra quello di operatività tra Hub e Hub, lungo corridoi fissi concordati con le autorità.

Alla luce di questi fatti appare sempre più probabile una “vittoria” dei droni terrestri, quei robottini su ruote tanto più fotogenici dei cugini volanti. Apparsi in ritardo alla ribalta internazionale hanno superato i loro test molto velocemente, popolando prima le strade dei campus e poi quelle di alcune cittadine complici, tutte a pianta “romana” e prive di vistosi ostacoli alla viabilità. Per ora, fuori dalle aree pedonali, girano accompagnati da tecnici “in borghese” ma è ragionevole pensare che possano operare nelle periferie delle città più moderne entro una decina d’anni. La loro autonomia sui labirinti sconnessi delle nostre città medioevali resta assai dubbia.

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Infine ci sono i veicoli a guida autonoma: furgoni drone che dovrebbero viaggiare da soli, carichi di pacchi, e sostituire il postino. Ne hanno pensato addirittura uno con a bordo un robot umanoide che ha il compito di portare il pacco alla porta.

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In attesa della rivoluzione robotica del last-mile, che sarà goduta o subita appieno dai nostri figli (o nipoti), appare più urgente investire sull'elettrificazione delle flotte, sull'ottimizzazione delle rotte, sulla drastica diminuzione delle consegne a vuoto (che costringono i mezzi a tornare in strada per un secondo tentativo) e sulla soddisfazione di clienti, che non hanno mai chiesto un drone ma invocano quotidianamente di non dover attendere i propri acquisti nell'incertezza. Obiettivi altrettanto fantascientifici ma meno fotogenici.

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