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Il Retail nella tana del Bianconiglio: cambiano le dimensioni e si cerca il contatto.

by Milkman

Viviamo un’epoca di transizione. Tre anni fa, quando il nostro blog ha pubblicato il primo articolo, i grandi marketplace online e le consegne a domicilio basate sulla gig-economy sembravano essere la risposta alle incertezze seminate da Amazon e dal suo fulminante successo.

Oggi i piccoli retailer, ultra-personalizzati sui gusti dei consumatori ed i servizi di consegna a valore aggiunto, rappresentano l’unica possibile cura al virus con cui Jeff Bezos ha “infettato” il mondo del retail. Un viaggio dall’immenso al “piccolo”, al quale stiamo tutti assistendo con grande interesse e (perché no?) con una punta di stupore.

A quanto pare esiste un limite alla quantità di “oversizing” che la natura umana è in grado di assorbire. Quando lo si supera i nostri istinti sociali si risvegliano e noi riprendiamo ad usare l’innovazione per ritrovare, in modi più semplici ed efficienti, ciò che abbiamo perduto.

Naturalmente ci sono altri fattori che pesano sulle decisioni collettive del retail. Non per ultimo il fatto che è impossibile battere Amazon al suo gioco. E così, al posto di agognare al gigantismo, ci si trova spinti ad offrire quello che Amazon non può vendere: un’esperienza, una connessione, un’emozione, un prodotto non massificato. Lo possono fare anche i retailer già ultra-popolari: dando alla gente una chance di partecipare al prodotto ed educando i commessi dei propri store fisici ad essere dei brand ambassador, senza i cui consigli lo shopping diventa meno soddisfacente. I negozi stessi, un po’ come Alice nella tana del Bianconiglio, mutano a gran velocità: diventano più piccoli, più “mostra” che magazzino, più piazza che supermercato.

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Lo stesso vale per le consegne a domicilio dell’eCommerce. La gig-economy non è la soluzione a tutti i mali. Anzi: è uno dei tanti problemi da risolvere. UberRush ha chiuso. Doorman ha chiuso. Jinn ha chiuso. Sopravvivono solo le piattaforme per la consegna di cibo caldo (ma Foodora ha lasciato Italia, Francia, Spagna e Asia). I consumatori vogliono delle consegne di qualità, fatte da professionisti in divisa, nel giorno e all’ora che preferiscono, perché non ha senso comprare online senza “frizioni” per poi subirle dopo aver pagato.

Il mercato chiede la creazione di una connessione reale, fisica, che si traduca in un vero omnichannel: shop online e shop fisico collegati, commesso-consegna-driver che si passano il testimone in una escalation di qualità, fino alla porta di chi compra.

Abbondano gli indizi che puntano verso un crescente desiderio di “contatto” reale. Facebook ha perso il 19% del suo valore, dopo aver rivelato che le iscrizioni, in Occidente, hanno raggiunto crescita zero. L’universo social è scosso dagli scandali e forse, finalmente, pronto a darsi delle (tardive) regole.

Prima che la situazione migliori potrebbe, però, peggiorare. Ci sono bolle pronte a scoppiare, economie sulla pista di lancio ed economie dai piedi d’argilla: l’ordine tornerà solo quando accetteremo che questa grande ondata di innovazione, fondata sulla lettura dei dati, sulla robotica e sul passaggio dalla tastiera alla voce, deve essere usata per potenziare l’essere umano e non per de-responsabilizzarlo.

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Non costruiamo automobili a guida autonoma per avere più tempo da passare su Facebook o su Amazon. Non lanciamo piattaforme tecnologiche per permettere ai datori di lavoro di ignorare i diritti dei loro impiegati.

Lo facciamo per goderci il paesaggio, leggere un libro o articolo di giornale scritto da un professionista su fonti affidabili, per trovare un lavoro migliore e lasciare che i robot gestiscano la catena di montaggio. Lo facciamo per poter comprare in un negozio costruito attorno a noi e godere di una consegna su misura, magari chiedendo al corriere di installarci il gadget appena arrivato o di aspettare mentre decidiamo quale vestito tenere e quale rendere.

Avere l’innovazione senza subire la distopia è possibile, ma per arrivarci dobbiamo rimboccarci le maniche. Non sarà certo un robot a farlo per noi.

#retail, #Our Vision

     
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