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Grocery - FASE2: le strategie di Italia e America

by Milkman

Cosa ne sarà dei supermercati e dei centri commerciali dopo il COVID-19? Questa domanda se la stanno facendo in molti, al di là e al di qua dell’oceano. Naturalmente la realtà Italiana è molto differente da quella statunitense, qualcuno direbbe più “arretrata”. In realtà il gap digitale è spesso solo una scusa per evitare difficili considerazioni sul gap culturale: l’Italia non sarà mai l’America, per fortuna, semplicemente perché non è nel suo DNA. Siamo un popolo nato e cresciuto nelle piazze, la cui ricchezza culturale sta anche nel modo di vivere la collettività. In America il numero di famiglie che vive di stipendio in stipendio è enorme; è l’American way of life, che permette alta mobilità sociale con grandi rischi. Da noi la mobilità è scarsa, spesso dolorosamente, ma la rete di sicurezza più solida. 

L’emergenza passerà e si torneranno a frequentare supermercati e centri commerciali, più o meno come si faceva prima. In questo “più o meno”, però, si nascondono importanti sfumature. Sfumature che distingueranno chi sopravviverà da chi vuole prosperare. 

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Negli USA la spesa a domicilio, ovvero il cosiddetto “Online Grocery”, rappresenta solo il 3% del totale di settore. In Italia, nel 2019, era l’1,1% del totale eCommerce. In queste settimane i volumi sono aumentati del 150% negli USA e del 175% in Italia, travolgendo le Supply Chain e provocando gravi ma inevitabili disagi. A emergenza passata oltreoceano prevedono un’impennata della spesa online fino a raggiungere i “double digit”, ovvero superare il 10%. Da noi è realistico pensare a una stabilizzazione tra il 5 e il 7%. Numeri assolutamente speculativi ma utili per costruire un ragionamento. 

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La prima soluzione evidente è che nessuna catena di supermercati potrà evitare di proporre servizi di consegna a domicilio e di click & collect. Semplicemente perché nessuno si può permettere la perdita di simili percentuali di fatturato. Essendo la posizione legale dei fattorini della gig-economy ancora assai dubbia, difficilmente vedremo arruolare eserciti, come quelli richiesti negli ultimi giorni da Instacart e Amazon: più di 300.000 persone in totale. I supermercati dovranno sviluppare logistiche proprietarie, affidandosi a software in grado di gestire picchi improvvisi. Aumenteranno anche i dark store, ovvero i magazzini dedicati solo ai prodotti in consegna, che saranno più piccoli e territorialmente diffusi. Soprattutto prospereranno i negozi di quartiere, dove è più umano lo shopping in mascherina, la coda più breve e il commesso ti chiama per nome; proprio quelli che l’esplosione di Instacart e Amazon ucciderà in America. 

 

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Per i centri commerciali negli USA, che li hanno inventati, si prevede il decesso. Forbes pubblica dei consigli per salvarsi: innanzitutto diventare dei digital marketplace, proprio come farà (in parte) il supermercato; avere servizi di click & collect; adottare lo shopping contactless, alla Amazon Go. In Italia l’apocalypse non è mai arrivata, quindi è realistico pensare che possa esserci più liquidità per sopravvivere alla quarantena. Si troveranno in difficoltà le grandi catene di fast-fashion e sport, visto l’obbligo di sanificare i capi di abbigliamento dopo la prova; pratica gravosa che potrebbe azzoppare alcuni punti vendita. Molti cinema multi-sala chiuderanno. Di conseguenza la revisione degli spazi andrà a favorire, come già sta avvenendo, showroom ed elementi esperienziali, primo fra tutti il Food. 

In pratica si potrebbe prevedere un’evoluzione inversa: la spesa delle famiglie economicamente più stabili si sposterà verso l’online o la prossimità, soluzioni più costose di quelle proposte dalla grande distribuzione; lo shopping popolare invece si muoverà verso Internet, con il forzato aumento dell'accessibilità digitale nelle case degli italiani, che in questi mesi sono stati forzati ad "imparare" a comprare online. Il centro commerciale potrebbe mutare diventando più vetrina che mercato, confermando e accelerando un trend già registrato negli ultimi anni, da quando i grandi marketplace online sono entrati con prepotenza in gara, distinguendosi per ampiezza di scelta e prezzi ultra-concorrenziali.    

 

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