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2020-2030: l'alba di un altro Retail?

by Milkman

Quello delle previsioni è un gioco aleatorio: chi può sapere veramente come uno scenario ricco e variegato come quello del Retail & E-commerce evolverà nei prossimi dieci anni? Nessuno aveva previsto l’avvento di Amazon e tutt’oggi nessuno è in grado di prevedere quali sorprese Bezos abbia in serbo per noi. Fino a pochi mesi fa, ad esempio, sembrava che il dominio logistico del gigante di Seattle fosse ancora lontano, oggi ci si stupisce di come possa già servire il 50% dei propri ordini in America, far crollare FedEx togliendogli le consegne di terra per qualche settimana o tenere al guinzaglio UPS (del quale è il cliente numero uno).

Se qualcuno può azzardare tali previsioni questa è Natalie Berg, una delle più stimate studiose di Retail europee e sicuramente una delle voci su cui, anche in passato, abbiamo fatto più affidamento, senza essere mai delusi.

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Nel suo nuovo documento: “Welcome to the 2020’s. Retail Predictions for the Next Decade”, Berg elenca alcuni importanti trend. Vediamoli e commentiamoli uno per uno.

1) Amazon raggiunge il picco. Amazon genera una lealtà transazionale, non emotiva, con i suoi clienti e questa sarà la sua rovina.

Secondo Natalie la prossima decade vedrà Amazon arrivare al massimo del potere che gli è concesso e poi iniziare una recessione. Oggi come oggi non è facile essere d’accordo con questa affermazione anche se i sintomi ci sono: la stretta di Trump sulle merci contraffatte, le indagini sulle pratiche di positioning e le leggi sulla tassazione in arrivo. Amazon però non è solo e-commerce, è anche Web Services, una televisione, un portale di musica, etc. etc. Gli abbonati Prime, che sembrava dovessero fermarsi, hanno fatto un salto in avanti fino a raggiungere i 150 milioni. Nel giro di qualche anno Amazon diventerà uno dei più grandi corrieri al mondo. Diciamo che il picco deve arrivare, perché al mondo non c’è posto per una crescita infinita ma che, a nostro parere, sarà seguito da una fase di stabilizzazione ed esplorazione di nuovi business, più che una mutazione da “disruptor a disrupted”, come scrive Natalie.

2) Disintossicazione Digitale. Nel prossimo decennio, un numero maggiore di rivenditori investirà in esperienze che consentano a coloro che soffrono di “affaticamento da schermo” di staccare la spina dai loro dispositivi, per rallentare e godersi il momento.

Questo sta diventando un bisogno antropologico, quindi inevitabile ma, ricollegandosi al punto precedente, non è detto che quando l’abbuffata di digitale porterà all'indigestione, Amazon non sia lì ad aspettarci con qualche nuova idea “fisica”. Anche in questo caso i sintomi ci sono: calano gli utili e la crescita di Facebook, nausea diffusa da fake news e paralisi delle scelte imposta da troppa offerta (e qui Amazon mostra il fianco). Giambattista Vico, trecentocinquant’anni fa, parlava di una storia umana fatta di corsi e ricorsi: questo vale anche per alcune abitudini legate alla tecnologia. Non ordineremo per sempre i nostri pasti a domicilio e non saremo sempre relegati in piazze virtuali. O almeno ci permettiamo di sperarlo …

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3) L’era della partecipazione
. Per trovare la propria tribù i Retailer devono capire chi sono e che cosa rappresentano.

Questa è una mutazione già in atto, a spese dei Brand che cercano di accontentare tutti: prospera chi individua la propria fetta sociale di mercato e la coinvolge con tutti i mezzi possibili. Sottolineiamo: coinvolge, non sfrutta.

4) Il consumo spensierato diventa pensante. L’effetto Greta colpisce il Retail e la parola “consumo” diventa una parolaccia.

Questa, più che una moda, è una necessità. Milioni di oggetti mandati al macero, resi fuori controllo, materiali di discutibile qualità e provenienza, manifattura inquinante. La gente è meno sciocca di chi la governa o di chi vorrebbe sfruttarla ed i Brand più attenti al risparmio e alla sostenibilità faranno mangiare la polvere alla concorrenza.

5) E-commerce esperienziale. Ma come? Tramite l’uso dei social per comprare e per connettersi ai Brand, ma non con un chatbot, bensì con persone fisiche che sappiamo interpretare esigenze più umane che commerciali.

Più facile a dirsi che a farsi. Se la fiducia nei social cala, calerà anche l’opportunità di usarli come porta d’ingresso all’e-commerce. Ci sono anche notevoli limiti fisici e tecnologici a quello che si può offrire online, vedesi il temporaneo flop di AR e VR. Vedremo …

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6) La morte del venditore
. Il commesso diventerà un consigliere di fiducia, il negozio un luogo dove giocare, mangiare, imparare, noleggiare, etc.

Come non essere d’accordo? Questo, per chi ancora l’avesse capito, non deve essere fatto domani, doveva essere fatto ieri.

7) La battaglia si sposta dentro casa. In futuro i rivenditori non consegneranno solo generi alimentari direttamente nel tuo frigorifero, ma forse una volta arrivati ti cucineranno anche la cena. Le possibilità sono infinite: personali styling, salute, presa dei resi, etc.

La casa è un confine che in molti stanno provando ad attraversare. Ma un confine resta e, in questa epoca di muri, paranoia e prepotente anti-globalismo, a nostro parere difficilmente questa barriera sarà sfondata in modo significativo.

8) Le consegne come driver della lealtà al Brand. Meno velocità e più attenzione alla sostenibilità ma soprattutto gestione dei resi.

Personalizzazione della consegna e resi sono il nuovo campo di battaglia. Ovviamente, essendoci dentro fino al collo, siamo d’accordo con Natalie! 😉

#retail

    
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